lunedì 6 dicembre 2010

Attacco hacker al sito della polizia federale indiana





Fonti ufficali del Central Bureau of Investigation indiano hanno riferito che, nella notte tra venerdi 3 e sabato 4 Dicembre, il sito del C.B.I. (l’”F.B.I.”indiana) è stato attaccato da un gruppo di hacker che si firmano‘Cyberesercito del Pakistan‘.
Il C.B.I. assicura che “sono scattate le necessarie misure” dopo che sul web è apparso un messaggio di minacce, nel qualegli hacker sostenevano di essersi introdotti anche nel server del National Informatics Centre che gestisce la maggior parte dei siti del governativi.
Il sito, come potete constatare, è ancora offline, poichè a nulla sono valsi i tentativi di ripristino effettuati nelle ultime 48 ore.
Nella nota lasciata dagli hackers Pakistani si legge anche:
This attempt is in response to the Pakistani websites hacked by ‘Indian Cyber Army’. We told u before too…we are sleeping but not dead.
La nota termina con
Pakistan Zindabad.
Il sito del C.B.I. è considerato (o forse è meglio dire era considerato) uno dei più sicuri del paese.

L'Ue avvia inchiesta su Google
"Abuso di posizione dominante"


L'indagine dell'Antitrust partita dalle denunce presentate da alcuni motori concorrenti. Che, secondo le accuse, sarebbero penalizzati nei risultati delle ricerche sia gratuite che a pagamento. Mountain View: "Pronti a collaborare"

BRUXELLES - Google finisce nel mirino dell'Antitrust dell'Unione europea. L'organo europeo di controllo sulla concorrenza ha deciso di aprire un'inchiesta formale per verificare se il sito internet più cliccato del mondo abbia violato le regole in vigore nel Vecchio continente. L'accusa è "abuso di posizione dominante nel settore dei motori di ricerca".

Il tutto scatta a seguito di istanze presentate a Bruxelles da parte di gruppi rivali, a cominciare da Microsoft che si è mossa tramite la controllata Ciao, portale rilevato nel 2008 e che aveva sollevato critiche alle pratiche commerciali di Google. Accuse erano giunte da altri due operatori, ma su settori più di nicchia, un sito francese di documenti giudiziari (ejustice.fr) e un portale britannico di paragoni sui prezzi (Foundem). Già lo scorso febbraio la commissione europea aveva riferito che avrebbe esaminato queste lamentele, mentre negli anni scorsi su diverse vicende ha comminato multe antitrust, anche pesati a Microsoft e Intel, sempre per abuso di posizioni dominante.

Il gruppo di Mountain View viene accusato di aver penalizzato i concorrenti nei risultati delle ricerche gratuite, e nelle pubblicità da parte di terzi che si evidenziano in alto e a destra nella pagine dei risultati, i cosiddetti link sponsorizzati. Le accuse sostengono inoltre che Google favorirebbe i suoi stessi servizi. L'apertura di questa procedura, però, avverte la Commissione, non implica che Bruxelles abbia le prove dell'esistenza di un'infrazione alla normativa Ue in materia di concorrenza, ma solo che i servizi del commissario responsabile Joaquin Almunia condurranno un'inchiesta "approfondita" sul caso, e "in modo prioritario".

In particolare, adesso l'Antitrust dovrà indagare se Google ha abusato della sua posizione dominante per "abbassare nei suoi risultati la posizione dei servizi concorrenti specializzati nel fornire agli utenti alcune tipologie di contenuti specifici quali i siti di comparazione dei prezzi, e di privilegiare i propri servizi equivalenti dando loro una posizione privilegiata in modo da escludere i concorrenti", si legge nel documento della Commissione. Secondo le accuse, ancora, Google avrebbe "abbassato il punteggio di qualità dei servizi di ricerca concorrenti nei risultati delle ricerche a pagamento". Il punteggio di qualità ("Quality score") è infatti uno dei fattori che determina il prezzo per piazzare una pubblicità su Google.

Altro capitolo dell'inchiesta di Bruxelles, le clausole di esclusività che il gigante della ricerca online imporrebbe ai partner pubblicitari, vietando loro di esporre certi tipi di pubblicità forniti dai motori di ricerca concorrenti, così come ai produttori di computer e di software. Infine, i servizi di Almunia dovranno fare chiarezza sull'accusa di "restrizione della trasferibilità delle campagne pubblicitarie online verso piattaforme di pubblicità online concorrenti".

La reazione dei vertici di Mountain View è tutta in un comunicato: "Sin da quando l'azienda è stata creata, ci siamo impegnati per fare la cosa giusta per i nostri utenti e per il nostro settore: abbiamo fatto in modo che la pubblicità fosse sempre chiaramente indicata come tale, abbiamo fatto in modo che gli utenti possano trasferire i propri dati in modo semplice quando decidono di passare ad altri servizi e abbiamo investito pesantemente in progetti open source. Tuttavia, ci sarà sempre spazio di miglioramento e quindi lavoreremo con la Commissione per affrontare le loro preoccupazioni".

L’insana competizione di Google: subito le accuse delle autorità antitrust.

L’azienda di Mountain View subisce un processo dalle autorità antitrust e dalla Commissione Europea per il manipolo di risultati con lo scopo di sfavorire i concorrenti dei suoi servizi. Nel bel mezzo delle accuse il colosso informatico dichiara di voler collaborare.
Google è messa alla gogna dalle autorità antitrust. Il colosso informatico imputato dovrà rispondere dell’accusa di manipolazione dei risultati offerti dal suo motore di ricerca per ostacolare rivali e anche, in certi casi, per bloccare advertising che si porrebbero in competizione con i suoi servizi.
L’azienda di Mountain View è finita inoltre nel mirino della Commissione Europea, che ha dichiarato prioritaria la questione sollevata dalle squadre antitrust. Secondo la Commissione è chiaro che un motore di ricerca come Google detenga il dominio del mercato (ne rappresenta infatti il 90 per cento), ma è importante allontanare il pericolo di abuso di tale leadership da parte dell’azienda.
A Bruxelles pertanto si porrà l’attenzione soprattutto sulle politiche adottate da Mountain View in relazione al suo servizio di advertising e al ranking di servizi comparabili al suo motore di ricerca.
Sebbene assediata su parecchi fronti, Google non si scompone affermando, in modo assai disinvolto, di voler collaborare con le autorità: "C'è sempre spazio per i miglioramenti e per questo lavoreremo con la Commissione per risolvere qualsiasi dubbio".

Viacom vs Youtube

Viacom vs YouTube, si torna in tribunale


Sono passati soltanto alcuni mesi da quando un giudice ha scagionato Google da ogni accusa appellandosi al Digital Millennium Copyright Act per sollevare l’azienda da tutte le responsabilità riguardanti l’attività dei propri utenti, ma Viacom non ci sta e annuncia l’intenzione di ricorrere in appello contro la sentenza chiedendo che il caso venga riaperto almeno per quanto riguarda il comportamento di YouTube prima del 2008.

Nel 2007 Viacom citò in giudizio Googleper aver favorito l’upload di video protetti da copyright sulle pagine di YouTube. Pochi mesi dopo bigG introdusse sulla piattaforma di video sharing alcune tecnologie capaci di analizzare automaticamente i contenuti pubblicati, rendendosi al tempo stesso maggiormente disponibile a cancellare le clip qualora venissero riscontrate violazioni del diritto d’autore, e a pubblicare inserzioni pubblicitarie per ripagare le aziende produttrici di contenuti delle perdite economiche. Tutto questo, alla luce di quanto annunciato nei giorni scorsi da Viacom, non è sufficiente.
A sostenere l’accusa, questa volta, sarà Theodore Olson, uno dei più celebri e influenti avvocati degli Stati Uniti. I legali al servizio di Google si vedranno così costretti a presentarsi nuovamente nelle aule della giustizia americana sul banco degli imputati. A nulla è valsa la mozione presentata nei mesi scorsi, con la quale l’azienda di Mountain View chiedeva di porre fine una volta per tutte alla questione, evitando così ad entrambe le parti un dispendio di forze destinato a rivelarsi inutile.
Il prolungarsi della vertenza sembra trovare radice nel modo in cui Google si avvicina sempre più al mondo dei contenuti video con le nuove offerte YouTube e con i progetti Google Tv: il feeling con Viacom non è mai scattato ed ora un nuovo grado di giudizio torna a mettere le parti su posizioni opposte.

Wikipedia/ Jimmy Wales chiede aiuto dopo attacco hacker.


Come ogni anno in questo periodo, ecco che Jimmy ‘Jimbo’ Wales, fondatore di Wikipedia, ha iniziato la sua campagna di offerte per sostenere l’enciclopedia online ma purtroppo adesso si è presentato un problema nuovo:adesso un computer ha attaccato il sito, a delle pagine di Wikipedia che hanno subito sono quelle di Wikileaks e dello Stato della Spagna. Wales è preoccupato perchè le pagine sono state oscurate per 24 ore ma la potenza dell'attacco potrebbe aumentare e per questo bisogna difendersi con i denti.L'hacker ha scoperto la zona a5 che è quella meno protetta e adesso non è più protetta.L'hacker si chiama Wikicrack ed non è stato rintracciato ma è stata scoperta la nazione: italia. L'hacker è stato depistato ma l'a5 è completamente indifesa e tra quelle pagine c'è anche quella di Silvio Berlusconi, Yahoo, My Space e molti altri. Wales è preoccupato che questa minaccia possa annientare il sito e chiede aiuto, ma fino ad adesso nessuno ha pensato che non è una situazione seria e che questo attacco non ha fatto niente di illegale per adesso.quindi la notazia si è diffusa solo tra noi hacker di internet.